Maison d'Accueil
(a cura di Anna Paternuosto)
L'idea e il progetto di avviare una "maison d'accueil" a servizio delle donne in gravidanza, con un'attenzione particolare alle gravidanze a rischio, nasce da una dichiarazione dell'OMS che afferma non così rilevante, per diminuire la mortalità di madri e bambini, il miglioramento della formazione delle sages femmes, quanto, piuttosto, la riduzione della distanza fra l'abitazione della donna e un ambulatorio o centro sanitario.
Su questo spunto, abbiamo corretto l'iniziale progetto di integrare la preparazione e la competenza delle sages femmes (donne che presiedono al parto domiciliare) cercando, invece, un'interazione con la popolazione per verificare in loco l'adeguatezza della valutazione dell'OMS. Dei villaggi confederati a ADAF YUNGAR, solo alcuni risentono di una notevole distanza e difficoltà di trasporto dall'Ospedale di Dioffior, la gran parte, invece, è a qualche chilometro, relativamente agibile da percorrere. Resta, ovviamente, del tutto al di fuori l'emergenza di un parto gravemente a rischio, con necessità di intervento chirurgico, per il quale Dioffior non è attrezzato e che, in ogni caso, rimanderebbe al centro sanitario di Kaolak, a circa un centinaio di chilometri.
Si è, così, avviato un confronto approfondito sul territorio, coinvolgendo tutti gli attori che ruotano intorno alla maternità: sages femmes, infermieri e medici convenzionali, tradi praticiens, ma anche molte interviste alle donne e alle coppie e alle famiglie. Abbiamo verificato alcuni vincoli determinanti: in ogni caso l'eventuale ospitalità della donna in una maison d'accueil, allo scopo di effettuare senza troppo disagio controlli sanitari (ecografie, etc), non avrebbe potuto protrarsi più di pochissimi giorni. Nell'eventualità, ad esempio, di un parto a rischio che richiederebbe riposo e vicinanza alla struttura sanitaria principale, si poteva pensare ad un massimo di cinque giorni a cavallo del parto stesso, poiché la madre deve essere a casa sua per il battesimo del bambino, sette giorni dopo la nascita. Veniva, dunque, considerata da tutti con grande favore la costruzione di una maison d'accueil cui le donne potessero appoggiarsi per controlli che garantissero loro una migliore sicurezza, ma era impensabile un "ricovero" sia pure sostanzialmente assistenziale per periodi non brevissimi. La necessità primaria, infatti, è comunque di non strappare il tessuto sociale con le sue abitudini e le sue esigenze che è la più importante sicurezza per gli abitanti tutti. Inoltre, non era certo nostra intenzione introdurre come proposta vincente la cultura del parto in ospedale quando in Occidente si sta tentando di ritornare a un migliore e meno traumatico "parto in casa".
Le infermiere e il personale sanitario dei diversi villaggi ci hanno chiesto, invece, di approfondire e radicare una cultura della maternità che, facendo perno sulla struttura della maison d'accueil, divenisse luogo di incontro e di cultura condivisa sull'educazione sessuale, il coinvolgimento dei mariti e padri, l'informazione sull'evento parto, una formazione più generalizzata e di scambio fra le medicine convenzionale e tradizionale. Come dire, avviare una struttura fisica in cui ospitare le donne che necessitano di controlli, in stretta collaborazione con il personale sanitario, ma fare di questo luogo anche un più ampio spazio di incontro e di spostamento della cultura tradizionale verso un'acquisizione di una cultura sulla maternità più vicina ai paesi già sviluppati. Senza che, in questo processo, venisse penalizzato il patrimonio fondamentale e sociale della medicina tradizionale.
Con l’essenziale finanziamento della fondazione Monzino, abbiamo potuto acquistare, allora, un terreno, e costruire una grande case che fungesse da luogo fisico d'incontro fra persone e culture e che divenisse, anche, un luogo simbolico di una modernizzazione governata e rispettosa (documento n. 1 e documento n. 2).
La gestione della “maison d'accueil” sarebbe stata affidata a due donne già esperte come infermiere volontarie nei dispensari dei villaggi più distanti da Dioffior, per iniziare a riannodare un territorio molto esteso e poverissimo di mezzi di trasporto e perché soprattutto le donne dei villaggi più distanti, (Les îles e Palmarin), avrebbero effettivamente fruito con vantaggio di una ospitalità.
Ne è nato, così, un generale coinvolgimento dei villaggi confederati in una rete di stretta collaborazione fra tutti gli attori sanitari e non sul territorio, facendo capo, per gli aspetti sanitari all'Ospedale di Dioffior e ai dispensari in loco, e alle diverse aggregazioni sociali e di villaggio per un radicamento condiviso del progetto e un controllo attento a che l'attuazione di questo fosse sempre in linea con la cultura locale.
Il primo punto doveva essere quello di fornire alle due future gerenti una effettiva preparazione che permettesse loro di gestire con competenza l'aspetto organizzativo, la costruzione di una mappatura della maternità sul territorio, un'attività di servizio alla coppia, un programma di contraccezione, oltre a quello più direttamente sanitario della “maison d'accueil”. Si è deciso, di comune accordo, di dilazionare l'intervento sanitario a quando le due gerenti fossero divenute realmente capaci di garantire un servizio efficace e sicuro, senza allevare pericolose illusioni per l'urgenza di affrontare il grave tasso di mortalità. Stiamo stendendo un programma biennale di formazione per le due gerenti, sotto la supervisione del medico capo di Dioffior e degli infermieri specializzati sul territorio, programma che l'Associazione finanzierà con una sorta di borsa di studio per le due donne, integrando anche, per loro, un addestramento alla gestione organizzativa di un centro articolato e polifunzionale come dovrà divenire la "maison d'accueil" (MdA).
In giugno 2008, la grande case, è stata costruita sul terreno acquistato dall’Associazione e si stanno ultimando i lavori di allacciamento acqua ed elettricità. Stiamo definendo un accordo con il medico capo dell’ospedale di Diofior e i responsabili dei dispensari più importanti sul territorio affinché le due future gerenti della MdA ricevano una effettiva formazione specialistica che permetta loro di accedere al concorso statale per infermieri professionali.
Yungar per la pace finanzierà come borsa di studio fino a tutto il 2009 il lavoro che le due future gerenti svolgeranno nei servizi pubblici sanitari in qualità di tirocinanti, sotto la supervisione dei responsabili sanitari ufficiali.
Scopo e contenuto del tirocinio, gratuito per i servizi senegalesi e finanziato, appunto, da Yungar per la pace, è la costituzione e il rafforzamento della rete fra tutti gli attori presenti sul territorio sul tema della maternità.
Nell’attesa che la formazione delle due future gerenti venga completata e riconosciuta e, dunque, la MdA possa iniziare a porsi realmente come centro sanitario, socio assistenziale e culturale per la maternità, la “grande case” verrà utilizzata per ospitare incontri di formazione per il personale sanitario, corsi di educazione sessuale per la popolazione, incontri di coppia e di famiglia.
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